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News dalla Diocesi di Bari-Bitonto

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Incontro per 150 anni Azione Cattolica Stampa


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Si è svolto il 17 maggio 2017 presso il salone della chiesa Madre, un incontro sui 150 anni dell'Azione Cattolica Italiana, tenuto da Mons. Claudio Magnago vescovo di Castellaneta e Antonio Colagrande, Presidente di Azione Cattolica dell'Arcidiocesi Bari-Bitonto, nuova tappa del cammino interparrocchiale associativo cittadino.

Ha introdotto l'incontro don Tonino Posa, parroco della Chiesa Madre, che ha spiegato brevemente le ragioni che hanno portato a questo appuntamento, sollecitato da un socio anziano originario di Castellaneta.
Don Tonino ha ricordato il suo percorso ecclesiale al seguito di don Giussani e Comunione e Liberazione, scelta che non ha comunque ostacolato la sua amicizia con l'Azione Cattolica, che ha sempre promosso e valorizzato nelle parrocchie in cui ha operato.
La missione risulta più efficace se l'apostolato viene organizzato come in AC, ha ribadito, ricordando la fiducia e l'ammirazione che i vescovi hanno sempre posto in questa associazione laicale al servizio della chiesa locale.
 

Il presidente diocesano Antonio Colagrande ha ricordato brevemente le origini dell'Azione Cattolica, nata da un'intuizione dei giovani Mario Fani e Giovanni Acquaderni con il nome di "Società della Gioventù Cattolica Italiana", e le fasi salienti del suo percorso. Importante fin dalle origini nella storia dell'AC il ruolo dei giovani, portatori di entusiasmo e idee innovative.
Si è poi soffermato sull'incontro con Papa Francesco del 30 aprile scorso, che ha visto oltre 60.000 iscritti in Piazza San Pietro per festeggiare insieme al Santo Padre i 150 anni della nostra associazione.
Francesco ha indicato una rotta per l'AC, basata su 4 principi, 4 gambe che consentono il nostro cammino: Preghiera, Formazione, Sacrificio e Missione.
L'AC ha il compito di un annuncio rinnovato del Vangelo, da tradurre in azioni pastorali in accordo alle esigenza del tempo. Il Papa ha anche detto che l'AC potrebbe essere definita Passione Cattolica per l'impegno dei suoi soci in questi 150 anni. Un nome che però non potremmo abbreviare in PC, ha aggiunto qualcuno scherzosamente, per ragioni storiche e per non confondere le idee.
Il Papa ci ha ricordato che abbiamo tante ragioni per essere grati al Signore, per le tante figure di santità esemplari, donne e uomini di fede vissuti nell'Azione Cattolica, che ci sono di esempio e di sprone.
Francesco ha anche ribadito che avere una buona storia alle spalle non ci deve far cadere nella tentazione di camminare all'indietro, guardando al passato glorioso, non ci deve far rimanere imbrigliati nell'autocontemplazione e autocompiacimento.
La nostra storia è un dono da custodire con gratitudine, ma anche un prestito da ravvivare, datoci dai nostri figli e nipoti, da tenere acceso per loro.
Non dobbiamo mai ridurre il compito di custodire il passato in un vuoto e sterile conservare. Serve invece un rinnovato impegno laicale per fare grande grande e bella la chiesa, non per metterci in mostra.

Mons. Claudio Magnago ha ricordato che una delle peculiarità dell'AC è essere radicata nel territorio; ciascuno di noi rappresenta l'AC in questa parrocchia, in questa diocesi, oggi. Non dobbiamo guardarci allo specchio, ma neanche dimenticare le nostre radici e la strada percorsa finora.
L'AC è una realtà con importanti potenziaImagelità al servizio della Chiesa, per far crescere discepoli del Signore.
Anche il vescovo di Castellaneta ha voluto riassumere le caratteristiche dell'AC con tre parole: Fedeltà, Coraggio e Comunione.

Fedeltà
La fedeltà è una parola ormai bandita dal mondo d'oggi, in una cultura che la respinge, puntando piuttosto sulla oppportunità.
L'AC vive e insegna la fedeltà: al Vangelo, alla Parola di Dio, al Magistero.
Oggi siamo tutti ipercritici verso le istituzioni civili e religiose. E le critiche portano a divisioni anche all'interno della comunità ecclesiali, impediscono di lavorare insieme.
La nostra deve essere fedeltà al Magistero di chi costruisce un popolo, una chiesa (guidata dalla Parola e dal Magistero).
Fedeltà alla storia; è giusto fare memoria, ricordare i testimoni, seguire il loro esempio.
La nostra storia ci precede, noi non arriviamo per cambiarla; niente parte da noi.
La chiesa da alcuni anni ci mostra tanti santi vicini a noi, recenti, dei nostri tempi, che ci indicano che si può essere santi anche adesso.

Coraggio
L'AC deve plasmare persone coraggiose, che hanno il coraggio id vivere quello che sperimentano, di vedere le cose con gli occhi del Signore.
La passione è di chi crede nelle cose: se un argomento, un impegno ti prende davvero, hai il coraggio di fare qualsiasi cosa, di affrontare ogni sacrificio.
Molta gente percorre migliaia di chilometri per andare a vedere la squadra del cuore e invece noi spesso ci lamentiamo perfino se la messa dura solo dieci minuti in più.
Serve il coraggio di riconoscere le cose, di uscire non solo fisicamente dalla Chiesa, consapevoli chImagee quello che facciamo fuori ci fa diventare testimoni.
Non siamo una setta chiusa, dobbiamo uscire allo scoperto, impegnarci anche nella Politica (con la P maiuscola).
La chiesa non è solo il luogo dove ci rifugiamo quando stiamo male.
Coraggio di vivere la misericordia, vivere con attenzione verso il mondo e gli altri.
L'attenzione verso gli altri non sia l'elemosina di qualche momento, ma un cammino di vita ogni giorno.
Coraggio di aprirsi a una visione del mondo diversa, smettere di giudicare chi e diverso e non va in chiesa.

Comunione
Siamo chiamati alla collaborazione con le altre realtà ecclesiali, a lavorare insieme nella diversità, dono dello Spirito che tende alla comunione non alla divisione.
L'AC è chiamata al servizio della pastorale comunionale diocesana, partendo dalla parrocchia.
La chiesa italiana scommette molto sulla parrocchia, popolare e radicata sul territorio, casa di tutti, famiglia che vive la comunione nella diversità.
L'AC è un laboratorio di crescita spirituale.
La preghiera è un linguaggio che dobbiamo imparare fin da piccoli, un linguaggio fatto di modi, rituali, parole e silenzi.
Dobbiamo insegnare anche le piccole cose, senza darle per scontate, dare risposte a chi ci chiede spiegazioni più profonde.
Si cresce nella comunione, vincendo la tentazione della divisione.
Non c'è AC, vita di parrocchia, vita spirituale senza comunione.
Dobbiamo essere testimoni di comunione in tutte le situazioni, capaci di collaborare per il bene comune con tutti, senza pregiudizi o chiusure, imparare a lavorare insieme verso un obiettivo senza remore o problemi.
L'AC è una esperienza ricca che va raccolta e attualizzata per essere un valido strumento per la crescita della Chiesa.

L'incontro si è concluso con un breve dibattito in cui è stato ribadito il ruolo importante di testimonianza che ha oggi la chiesa in una società che va in senso contrario.
Credo che la migliore conclusione sia la domanda che è stata posta al vescovo, e a ciascuno di noi, da uno dei presenti: Vi rendete conto di quanto bisogno c'è oggi di voi, di una testimonianza cristiana?
 
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