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AC - Terzo Incontro Adulti - Lectio Divina Stampa

 

 

foto lectio 01

 

 

Lunedì 20 marzo 2017 l'Azione Cattolica interparrocchiale di Gioia ha organizzato un momento di preghiera in vista della Pasqua, una Lectio Divina sul brano delle Beatitudini, narrato in Marco 5, 1-12.
Dopo un canto iniziale e la recita del salmo 24 a cori alterni, abbiamo ascoltato il brano evangelico e il commento di don Giuseppe Di Corrado, parroco di Santa Lucia, che ci ha offerto degli spunti di riflessione sulla parola di Dio, che provo a riassumere brevemente.


Le beatitudini sono state definite la sinfonia della vita cristiana, affermazioni che sembrano dei paradossi.
Sono state enunciate sul monte, quasi una cattedra per dettare delle norme, ma Gesù non ha solo pronunciato delle parole, le ha vissute in ogni momento della sua vita, nei suoi comportamenti e nelle sue scelte.
Ogni beatitudine è composta di due parti: la prima in genere indica una situazione negativa, un atteggiamento, una richiesta; la seconda contrappone una situazione al positivo, quasi una promessa dell'intervento di Dio.
Non una promessa magica di interventi miracolosi, sia chiaro.
Le situazioni negative restano, ma le beatitudini offrono un significato nuovo, diversi criteri di valutazione e di lettura degli avvenimenti.
Offrono una sfida da affrontare, non ideali o desideri da raggiungere.
Chi vive le beatitudini vive in Dio, appartiene a Dio, in lui deve prevalere la gioia, una gioia piena, non passeggera.
Dio toglie per dare una gioia più grande e piena, la certezza di un futuro felice in comunione con Dio, la possibilità già ora di pregustare un nuovo modo di vivere.
http://www.upgo.org/upgov1/download/SL/varie_2017/Lectio 01.jpg Nella mentalità comune si tende a contrapporre le cose materiali, l'attivismo alla spiritualità, quasi che si possa misurare la vitalità di una comunità dalla quantità di iniziative organizzate. La preghiera viene spesso vista come un qualcosa di passivo, non indispensabile
Invece non c'è nulla di più attivo delle cose spirituali. La vera attività è quella dello spirito che poi mette in condizione di fare le altre cose.
Le beatitudini indicano un concreto e coraggioso impegno per la giustizia e per la pace, ci invitano a non lasciarci vincere dal male.
Ci indicano come deve vivere il cristiano, ci ricordano che la Chiesa di Dio è animata da spirito e vita, donati da Cristo alla sua sposa.
La beatitudini della povertà è messa in primo piano. Gesù è il povero, colui che pur essendo di natura divina annientò sè stesso, facendosi simile a noi.
I salmi spesso ci invitano a riflettere su questo tema, a mettere i poveri al centro della nostra attenzione.
Povero è colui che davanti a Dio non può vantare nulla, che si fida di Dio e ripone la sua fiducia unicamente in Lui.
Essere poveri non è solo distacco dai beni materiali, ma anche un diverso modo di rapportarsi a Dio, indica un atteggiamento concreto e pubblico che continua nelle altre beatitudini.
Il mondo ci propone degli ideali (possesso di beni, successo, affermazione di sè, traguardi da raggiungere) che si rivelano cose fragili, effimere.
Il Vangelo invita a porre il fondamento nell'amore di Dio a dispetto di ogni crisi.
Il cuore deve essere riplasmato dallo spirito di Dio e dal suo grande amore. Dobbiamo seguire Dio con fedeltà e gioia.

L'incontro è terminato con la recita del Padre Nostro, la benedizione finale e un canto.